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| Una ricerca, condotta presso l’Istituto di Cardiologia
dell’Ospedale Lancisi di Ancona,
ha dimostrato che l’attività ciclistica migliora le condizioni dell’apparato
cardiovascolare, previene l’insorgenza delle malattie del cuore, contrasta
l’invecchiamento fisiologico e... aumenta le prestazioni sessuali! Sesso. Una parola magica dai significati diversi, comunque interessante. Basta pronunciarla per attirare l’attenzione. Sono davvero pochi coloro che non siano interessati all’argomento: eppure, nonostante i molteplici contributi, sul tema regna ancora l’incertezza e spesso la confusione. Quando, poi, ci si avventura nei rapporti tra l’attività sessuale e lo sport, le cose si complicano ancora di più, tanto è vero che negli ultimi anni sono state proposte diverse teorie, spesso, purtroppo, in stridente contrasto. Dai tempi in cui si riteneva che, per preparare un grande evento agonistico, fosse necessario un periodo di astinenza di uno-due mesi, si è passati, forse con troppa disinvoltura, ad ascoltare quanti consigliavano un rapporto sessuale anche in vicinanza della competizione, "per scaricare le energie negative", in poche parole per distendersi. E c’è chi sostiene che la pratica del ciclismo possa migliorare le “performance” sessuali e chi, al contrario, ritiene che lo sport del pedale possa diminuire le capacità sessuali. Tra tante incertezze, recentemente, alcune riviste hanno riportato i risultati di una ricerca condotta nell’Istituto di Cardiologia dell’Ospedale Lancisi di Ancona, che dimostrerebbe come una bella pedalata di un’ora, tre volte alla settimana, migliori, dopo soli due mesi di allenamento, la potenza sessuale di uomini che non potevano assumere il Viagra in quanto portatori di patologie cardiache, sia pure non gravi. Visto che, ultimamente, qualche ricercatore aveva avanzato delle riserve - mai realmente dimostrate - sui benefici del ciclismo per quanto concerne le capacità sessuali, è parso doveroso entrare in contatto con i colleghi di Ancona per conoscere i dettagli di questo studio sperimentale. Il responsabile dello studio è il dottor Romualdo Belardinelli, un giovane cardiologo con la passione per la bicicletta. Dottor Belardinelli, qual è il suo rapporto con la bicicletta? "Sono un grande appassionato da tanti anni, ma per il lavoro che svolgo, ovviamente, non riesco ad uscire in bicicletta molto spesso e non ho mai gareggiato". Come le è venuto in mente che potesse esserci una relazione tra l’attività fisica, e in particolare la pratica del ciclismo, e l’incremento delle capacità sessuali? "L’idea di effettuare uno studio di questo tipo è nata dal confronto quasi quotidiano con i timori, le aspettative e le speranze dei pazienti cardiopatici che frequentano il nostro reparto. Da più di quindici anni, nel reparto di Cardiologia del Lancisi di Ancona, è stata costituita un’unità operativa che si occupa della riabilitazione cardiovascolare, ossia del tentativo di migliorare la qualità della vita e le capacità funzionali di pazienti con malattie cardiache. In particolare, si tratta di pazienti con cardiopatia ischemica (ossia portatori di infarto miocardio, reduci da interventi cardiochirurgici di bypass aortocoronarico ecc.). Tali pazienti, sia per la malattia di base (cardiopatia) sia per lo scarso condizionamento fisico e l’astenia muscolare dovuta al ricovero, sia per i farmaci che sono costretti ad assumere, mostrano capacità funzionali ridotte rispetto alla norma ed altrettanto ridotta risulta la qualità della vita". I soggetti studiati che età media avevano? "L’età media era di cinquantacinque anni. I soggetti sottoposti allo studio sono stati cinquantanove e, in particolare, abbiamo scelto soggetti con malattia cardiaca non grave, stabili clinicamente (non avevano avuto recentemente necessità di ricovero ospedaliero), con assenza di malattie della prostata, che avessero una moglie (e questo è importante per i nostri fini!) e che, infine, fossero in grado di effettuare tranquillamente sedute di esercizio fisico (abbiamo escluso i soggetti con patologie limitanti dell’apparato muscolo-scheletrico). I soggetti studiati sono stati divisi in due gruppi: il primo, di trenta unità, è stato sottoposto a un programma di allenamento fisico, mentre i rimanenti ventinove pazienti sono rimasti assolutamente sedentari". Quale è stato l’obiettivo dello studio? "Abbiamo notato che sottoponendo questi soggetti a un programma di riabilitazione, attraverso carichi allenanti ben dosati per intensità e durata, si registrava un significativo miglioramento delle capacità funzionali che abbiamo valutato con un test cardiopolmonare. Il test viene effettuato facendo pedalare il soggetto su un cicloergometro. Con l’utilizzo di un ergospirografo, siamo in grado di rilevare il consumo di ossigeno ai carichi di lavoro intermedi e al picco della prova (V02 max) e, quindi, di determinare la soglia anaerobica, ossia il momento preciso in cui, durante l’esercizio, l’organismo non riesce più a smaltire l’acido lattico prodotto, che, quindi, inizia ad accumularsi, condizionando negativamente il rendimento. Dopo l’effettuazione del programma di training, il miglioramento dei valori di soglia anaerobica e del consumo di ossigeno al picco del test andava dal 15 per cento al 25 per cento, il che significa che erano altamente significativi". Qual era il programma di allenamento cui venivano sottoposti i pazienti? "Il programma veniva svolto in ambulatorio, in modo che i soggetti potessero essere controllati meglio mentre effettuavano l’esercizio, e comprendeva tre sedute alla settimana di circa un’ora, su cicloergometro con un’intensità pari al 60-70 per cento del VO2 max misurato precedentemente. Ogni seduta comprendeva una fase iniziale di esercizi di stretching e di riscaldamento a corpo libero, cui seguiva l’inizio dell’attività sul cicloergometro. Per i primi cinque minuti il soggetto pedalava senza carico (watt=0); successivamente, pedalava a un’intensità pari al 60-70 per cento del suo massimale per circa 30-40 minuti; infine, terminava l’esercizio con una breve fase di defaticamento". Con quali esami valutavate i soggetti prima e dopo l’effettuazione del programma di allenamento? "Con un ecocardiogramma e con il test cardiopolmonare, di cui abbiamo parlato, e che è molto importante per determinare le reali capacità funzionali di ogni soggetto e i carichi allenanti individuali. Abbiamo sottoposto, poi, tutti i pazienti a una valutazione vasomotoria dell’arteria brachiale per studiare la capacità di rilasciamento delle arterie, capacità che è fondamentale premessa per una soddisfacente funzione sessuale. La capacità delle arterie di dilatarsi, oltre che a caratteristiche proprie genetiche, dipende da caratteristiche bioumorali della loro parete interna, l’endotelio. Quando la funzione endoteliale è compromessa, come quasi sempre accade nei pazienti con cardiopatia ischemica, l’endotelio non riesce più a produrre, nella quantità sufficiente, l’ossido nitrico che è un potente dilatatore. Il Viagra, tanto per intenderci, altro non è che un farmaco che, selettivamente, stimola l’endotelio a sintetizzare ossido nitrico e che, con la dilatazione che ne consegue, favorisce l’afflusso di sangue nei corpi cavernosi, i due contenitori dell’organo sessuale maschile che, riempiendosi di sangue, consentono l’erezione. Tutti i soggetti coinvolti nello studio hanno infine ricevuto due questionari da compilare, il primo tendente a valutare la loro qualità di vita, il secondo l’attività sessuale. Quest’ultimo (Sexual Activity Profile) studia la sfera sessuale e in particolare la libido, l’erezione (qualità e durata) e la soddisfazione soggettiva che l’atto sessuale procura. E poi, un particolare (non di poco conto!) per valutare nella maniera più obiettiva possibile le “performance” sessuali dei soggetti studiati: abbiamo fatto compilare un questionario specifico anche alle rispettive mogli, sia prima che dopo il programma di riabilitazione. Al termine del programma di training, che durava otto settimane, abbiamo ripetuto i tre esami strumentali e riproposto i questionari". Cosa avete potuto constatare? "Tutti i soggetti sottoposti allo studio mostravano dei sensibili miglioramenti delle capacità di eseguire un esercizio fisico e, inoltre, riferivano di stare meglio e di condurre una vita nettamente migliore dal punto di vista qualitativo. Il miglioramento della qualità della vita era altamente correlato con l’aumento dei valori di consumo di ossigeno e di soglia anaerobica individuali. In definitiva, appariva chiaro come questi soggetti, migliorando le proprie capacità funzionali, riuscivano a condurre una vita più soddisfacente sotto tutti i punti di vista". Il miglioramento delle capacità fisiche era sensibile? "Certamente sì. Il consumo massimo di ossigeno aumentava significativamente dopo le otto settimane, come pure miglioravano i valori calcolati di soglia anaerobica e la potenza espressa. Tanto per fare un esempio, il gruppo dei soggetti sottoposti al programma ha mostrato un aumento di circa 30 watt (25-30%) per quanto concerne la potenza di picco passando dai 100 ai 130 watt. Non abbiamo notato alcun miglioramento, nel gruppo, di soggetti che non erano stati sottoposti al programma di allenamento". E per quanto riguarda l’attività sessuale? "L’esame dei questionari ha mostrato anche in questo campo un miglioramento sensibile e significativo. Il punteggio con cui valutavamo le risposte passava, nel gruppo dei soggetti che avevano effettuato il programma di training, da 3 (prima dell’allenamento) a 5. Dico subito che nelle persone perfettamente normali il punteggio di riferimento si attesta tra 7 e 8. Ci rendiamo conto, quindi, che il miglioramento è sensibile e permette a questi soggetti di poter affermare di aver recuperato una soddisfacente vita di relazione. Un dato importante: l’esame dei questionari compilati dalle mogli dei soggetti allenati confermava ampiamente l’aumento delle capacità sessuali nei soggetti allenati. Il punteggio, nei questionari compilati dalle mogli, passava da Vi siete chiesti se l’aumento delle attitudini all’attività sessuale potesse essere in qualche maniera condizionato dal tasso di endorfine (sostanze che agiscono positivamente a livello del sistema nervoso centrale), che, è noto, aumentano sensibilmente nel sangue dopo l’attività fisica e contribuiscono ad affrontare la vita con maggiore ottimismo e grinta? Infatti, la disfunzione erettile è un sintomo che spesso si accompagna alla depressione, e un maggior tasso di endorfine in circolo potrebbero migliorare il quadro psicologico del soggetto depresso. "Può essere anche vero, ma solo in minima parte nel nostro caso. Non va dimenticato, infatti, che noi abbiamo evidenziato, con una metodica affidabile e precisa quale l’ecografia “color doppler”, un sensibile miglioramento delle capacità di rilasciamento dell’arteria brachiale, da associare a una migliorata funzione endoteliale, che comporta un maggiore rilascio di ossido nitrico. È un dato strumentale incontrovertibile, che sicuramente costituisce il vero determinante dell’aumento delle prestazioni sessuali". Vi siete chiesti se il beneficio della pratica del ciclismo, ai fini dell’attività sessuale, oltre che in un gruppo come il vostro, composto da soggetti portatori di cardiopatia, sia pur non grave, possa riscontrarsi nella popolazione normale? Secondo lei, coloro che praticano il ciclismo in età adulta, matura ed avanzata, possono avere dei benefici e delle “facilitazioni” in campo sessuale? "Lo credo senza ombra di dubbio. Come abbiamo visto, l’esercizio fisico, e in particolare la pratica del ciclismo, consente l’ottimizzazione di molti parametri ematochimici, bioumorali e fisiologici. In particolare, anche noi abbiamo constatato che l’allenamento comporta una riduzione dei valori di colesterolo e trigliceridi nel sangue, valori più bassi di pressione arteriosa e, in particolare, della pressione arteriosa minima che più strettamente è correlata alla elasticità dei vasi arteriosi e che, pertanto, riflette, anche se solo in parte e in maniera indiretta, la capacità di dilatarsi. Inoltre, l’esercizio fisico migliora sensibilmente le prestazioni del cuore e dell’apparato respiratorio, e quindi anche gli scambi gassosi risultano ottimizzati, tanto che, come si è visto, migliorano i valori di massimo consumo di ossigeno e di soglia anaerobica. Quindi, l’organismo migliora il rendimento ed è in grado di sostenere un maggior carico di lavoro. Tutto ciò non può non riflettersi anche sulla sfera sessuale che sicuramente ne trae notevoli benefici. Per questo abbiamo sicuramente intenzione di sottoporre a studio anche una popolazione di soggetti normali, esenti da patologie, e siamo certi di poter dimostrare quanto ho detto". In conclusione, si può affermare che l’attività del ciclismo condotta in età adulta, matura e avanzata, migliora le prestazioni dell’apparato cardiovascolare, previene l’insorgenza delle malattie di cuore e, in particolare, della malattia delle coronarie (cardiopatia ischemica) che può sfociare nell’infarto, contrasta l’invecchiamento fisiologico di organi e tessuti, ritarda e/o previene la disfunzione erettile aumentando le prestazioni in campo sessuale? "Certo che sì, ne sono pienamente convinto, sia come medico, e in particolare come cardiologo, sia in qualità di appassionato e praticante il ciclismo". Così, salutiamo e ringraziamo il collega Belardinelli di Ancona per il suo importante contributo alla ricerca scientifica e per la disponibilità dimostrata. E a noi non rimane che sottolineare come il lavoro dei colleghi del Lancisi di Ancona abbia attirato, in questi ultimi giorni, l’attenzione degli specialisti e dei media. L’autore e la sua équipe sono stati intervistati più volte, e per il profondo interesse sociale degli argomenti affrontati, direttamente dagli States, è giunta in Italia a chiedere lumi anche Quanta energia si spende Per un atto sessuale si spendono solo 200 calorie. Ma è bene che cuore, polmoni e muscoli siano sempre bene allenati... L’erezione è determinata dal maggiore afflusso di sangue nell’organo genitale maschile. Il sangue viene “sequestrato” all’interno di due “contenitori” elastici ed espansibili (corpi cavernosi), che pertanto aumentano le loro dimensioni. L’iperafflusso di sangue è provocato da una cascata di stimolazioni nervose sia centrali (cervello) che periferiche (nervi periferici). L’atto sessuale richiede un notevole impegno dell’apparato cardiorespiratorio. La frequenza cardiaca sale rapidamente, raggiungendo anche i 180 battiti per minuto. Un incremento simile, per rapidità ed entità, si registra anche per i valori di pressione arteriosa, che possono raggiungere i 200 mmHg per la massima e più di 100 mmHg per la minima. Aumentano sensibilmente anche gli atti respiratori (sino a 40-50 per minuto), e quindi una maggiore quantità d’aria viene mobilizzata attraverso le vie dell’apparato respiratorio. Ovviamente, viene notevolmente sollecitato anche l’apparato muscolare, e in particolare gli addominali e i dorsali con quelli degli arti inferiori e superiori. In tali distretti aumenta il tono muscolare e le fibre muscolari sono chiamate a contrazioni violente e improvvise. In conclusione In conclusione, diversi apparati entrano in gioco durante il rapporto sessuale e alcuni di essi anche intensamente, ma tutti per un lasso di tempo così breve che il dispendio energetico non risulta affatto importante. Alcuni ricercatori hanno quantificato la spesa energetica media di un singolo atto sessuale tra le 150 e le 200 calorie. Per dare una dimensione più definita, ricordiamo che, durante una tappa impegnativa di un grande giro, un pro arriva a consumare anche 6000 calorie. Anche se il costo energetico di un rapporto sessuale è basso, poiché è ridotta la durata dell’esercizio, abbiamo visto come sia intenso l’impegno richiesto a cuore, polmoni e muscoli. Se questi organi non sono sani e allenati, necessariamente le prestazioni diminuiscono. E, allora, possiamo concludere che è consigliabile andare in bici per allenare cuore, polmoni e muscoli, e per...!!! Teorie contrastate Non tutti pensano che il ciclismo faccia bene al sesso. Eppure, nessuno è mai riuscito a dimostrarlo veramente. Intorno ai primi anni Novanta, due medici norvegesi (Andersen e Njaa) avevano affermato che, nell’atto del pedalare, il contatto, e in particolare la pressione sul sellino degli organi genitali, danneggia la funzione dei nervi parasimpatici della regione perineale e, soprattutto, del nervo che regola l'erezione. Scientificamente non si è mai avuta una convalida di questo assunto e, anzi, proprio in quel periodo, un famoso corridore professionista rispose ai ricercatori norvegesi con una frase che tutti ancora ricordano: “...mi portino pure le loro mogli...”. In realtà, dopo alcune ore di sella, un certo indolenzimento nella regione dei genitali è abbastanza comune tra i ciclisti, ma è comunque un evento del tutto transitorio. Esso, spesso, è provocato da una posizione in sella errata (sella troppo alta o non perfettamente in bolla), con il peso del ciclista che viene ad essere troppo spostato in avanti. In una tale posizione, la compressione prolungata dei nervi genitali può generare l'indolenzimento e le parestesie avvertite sia durante che dopo lo sforzo. Per ovviare a questo inconveniente, è sufficiente ricercare la giusta posizione in sella. Più recentemente, un altro gruppo di studiosi con a capo Irwin Goldstein, urologo americano, hanno ipotizzato il rischio di impotenza per gli uomini praticanti il ciclismo. Goldstein sostiene che il problema è la sella troppo stretta, dura e rigida che, pertanto, schiaccia eccessivamente i tessuti perineali con il risultato di provocare danni permanenti all'apparato sessuale maschile. Goldstein amava presentarsi ai giornalisti con uno slogan: “Ci sono due tipi di ciclisti, quelli che sono impotenti e quelli che lo saranno”. Allo stato attuale Allo stato attuale, sono sempre più numerosi gli esperti che criticano le idee di Goldstein e che, in particolare, non riconoscono il nesso causa-effetto tra sella e disfunzione erettile. Le critiche poggiano su diversi elementi. Innanzitutto, Goldstein non ha mai pubblicato i risultati dei suoi studi; in secondo luogo, i soggetti studiati dall'urologo americano erano individui che già soffrivano di problemi riguardanti l'erezione e che, incidentalmente, andavano anche in bicicletta. Sarebbe necessaria, obiettano i critici, una ricerca che coinvolga un numero veramente elevato di praticanti il ciclismo per poter trarre conclusioni certe. Così, conclude Steers: “In Cina la maggior parte della popolazione maschile usa la bicicletta tutti i giorni, ma non si può certo dire che i cinesi abbiano problemi a riprodursi...”. Di fronte alla impertinente sicurezza dell'urologo americano, i costruttori di selle risposero comunque con tipologie di selle sempre più ergonomiche e comode e con materiali con alta capacità di assorbimento (gel, polimeri elastici, ecc.): ed è proprio loro che faremo parlare prossimamente, sulle pagine de “ |