Percorso: Collalto-Sernaglia-Col San Martino-Solighetto
Lunghezza: Circa 50 Km
Caratteristiche: Percorso misto con tratti di sterrato

 

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Quartier del Piave Zona di pianura alluvionale fluvio-glaciale generata dai fiumi Piave e Soligo e dal ghiacciaio plavense wurmiano, delimitata a sud dal corso del Piave, a nord e a ovest dallo splendido profilo di colline mioceniche (da Vidor a Refrontolo) e, a est, dal corso del torrente Lierza e dal fiume Soligo. Oltre alla corona di antichi insediamenti dell'arco pedecollinare e al centro di Sernaglia, con l'antica pieve di Santa Maria, citata in una pergamena del 762 d.C., sono di particolare interesse i centri di Mosnigo, Moriago e Fontigo (tipico il prediale di origine romana in "igus-agus" suffisso aggiunto al nome del probabile proprietario del podere), orientati lungo la linea di risorgive a sud del bacino sotterraneo dei Palù. (2)- Fiume Soligo Attualmente è da considerare quale emissario, attraverso il canale artificiale Tajada, dei laghi di Revine. Anticamente raccoglieva le acque di risorgiva e di zone paludose, prodotte dall'interramento di un terzo lago. E' alimentato dai brevi torrenti provenienti da Tovena, Cison e Valmareno e, principalmente, dalle sorgenti di Santa Scolastica di Follina. Dopo la località Treponti, caratteristica per l'antico ponte in pietra con capitello, il fiume si svolge nella pianura alluvionale di Premaor e Pedeguarda (ai piedi di un posto di guardia, dal longobardo "warda") per poi sbucare nel Quartier del Piave tra le colline di San Gallo e Solighetto. Fino al secolo scorso costituiva il confine tra le antiche due parti dell'attuale Pieve di Soligo, Pieve del Contà (sinistra orografica) appartenente al contado cenedese (contea vescovile) e Pieve del Trevisan (destra orografica) appartenente al comune medioevale di Treviso. Principale affluente di sinistra del Piave, vi si immette all'altezza di Falzè, presso la chiesetta di Sant'Anna (v. itinerario n°11). (3)- Via Castelik Il toponimo indica l'antico sito (di cui restano su un piccolo monticolo scarsi ruderi in muratura) del "castrum de Sernalia", appartenente ad "Artusio de Rovario" (poi famiglia Della Rovere) come "benefizio" del vescovo di Ceneda, circondato da "fracte", fossato e palude, secondo una pergamena del 1122, in cui trovavano protezione, dietro pagamento di un tributo costituito da frumento, i contadini della zona con i loro familiari e dove venivano "incanevati" i prodotti della terra. Si trattava quindi di un castello-rifugio o castello di "caneva", distrutto nel 1234 da Ezzelino da Romano. (4)- Palù Da secoli zona palustre per le risorgive presenti, i Palù hanno acquisito l'attuale aspetto (ora in parte degradato) per opera di un'antica bonifica benedettina (abbazia di Vidor) che verso l'XI secolo trasformò l'acquitrino in un sistema ordinato e molto produttivo di marcite delimitate da ruscelli e canali regolamentati (il sistema dei "campi chiusi") le cui sponde ospitano relitti di flora microterma accanto alle originarie essenze igrofile (farnie, ontani, pioppi, salici, ecc.) e nelle cui acque furono avviate le antesignane pratiche di acquicoltura (anguille, trote, gamberi di fiume, ecc.). - tratto da "Parchi e riserve del Veneto" , Regione Veneto 1990 - (5)- Torrente Raboso Nasce presso Guia e, scomparendo dopo Col San Martino, va ad alimentare la falda acquifera sotterranea per riemergere in forma di risorgiva a sud dei Palù. Delimitava nel medioevo (doc. del 980 d.C.) la zona dei possedimenti dei conti di Treviso, futuri conti di Collalto. (6)- Col San Martino L'intitolazione ad un santo militare di venerazione longobarda, attesta l'antichità dell'insediamento. (7)- Chiesetta di San Vigilio Ulteriore conferma del valore strategico del sito, la "vigilia" di origine romana, era infatti un punto di vedetta. (8)- Torri di Credazzo Da "creda-credaz", creta, argilla. L'antico castello, oggi restaurato e di proprietà di un noto architetto trevigiano, è articolato in una grande casa-torre, l'antico mastio con piccole finestre gotiche, in una torre di guardia posta a nord su un'alta protuberanza e da una torre a sperone scudata. Le mura circondano le sommità delle due cime collinari formando due ampi cortili. Eretto molto probabilmente dai Caminesi nel XIII secolo, è stato posseduto dai conti Collalto nella seconda metà del XIV secolo. Su una collina più bassa svetta l'antica chiesa di San Lorenzo, con il campanile medioevale caratterizzato da una curiosa iscrizione che data all'anno 1000 la costruzione della chiesa e da alcune angolate in pietra dai misteriosi simboli (non ancora decifrati), ritrovati anche in altri blocchi scoperti in zona. (9)- Farra Come altri toponimi (Farrò, Farra di Valdobbiadene) deriva da "fara", il nucleo fondamentale dell'organizzazione militare longobarda, costituito dall'aggregazione di famiglie di guerrieri che occupavano stabilmente una zona del Ducato in accampamenti o in fortificazioni esistenti. (10)- Santa Maria dei Caminesi Piccola cappella con interessanti affreschi sia all'interno (dietro l'altare) che all'esterno (lato sud) databili al XIV e XV secolo. (11)- Colle di San Gallo Dalla sommità del colle, sicuramente sede di un castelliere nell'età del bronzo (come il vicino colle Porchera), si gode un esteso panorama sul Quartier del Piave. (12)- Officina fabbrile Pradella Attraverso una derivazione del fiume Soligo, il canale del Molino aziona anora oggi la ruota (un tempo erano due) di un molino da farina e le tre ruote dell'officina fabbrile, in cui fino al 1984 venivano prodotti e riparati, dal signor Luigi Pradella e dal suo aiutante, attrezzi agricoli quali vomeri, zappe, vanghe, picconi, asce, roncole e punte per martelli demolitori. Veniva realizzata anche qualche cancellata, sempre in ferro battuto, forgiato utilizzando

il cosidetto "acciaione" delle rotaie, di balestre e ruote di vagoni ferroviari. All'interno l'officina conserva, in un'atmosfera annerita e magica, tutti gli apparati idraulico-meccanici perfettamente funzionanti (grazie alla appassionata e sapiente cura del proprietario) costituiti da due magli a bascula, uno con battente da 55 Kg e l'altro con uno ben più massiccio da 100 Kg. Accoppiati in parallelo, su un albero a camme azionato da una ruota a palette: un trapano, due mole smeriglio e una trancia. Il tutto collegato da unico albero di trasmissione (sempre azionato da una ruota), con volani, demoltiplicatori a cinghie, eccentrici dentati. Un secondo albero mette in funzione un'enorme mola ad acqua in pietra naturale del peso di due quintali. Un terzo albero, azionato da una piccola ruota, attiva una spazzola rotante che spinge l'aria in tre condotte forzate collegate alla bocca di tre bracieri (uno solo ancora utilizzato), dove vengono riscaldate al calor rosso le barre da forgiare.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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